Recensione Kingdom Hearts 3
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Recensione Kingdom Heart 3 (NO SPOILER) – 14 anni di lavoro per….?

STIMA TEMPO DI LETTURA: 15 min

ASPETTATIVE MANCATE, NON TRADITE

Parlare di Kingdom Hearts 3 non è assolutamente facile, proprio per questo ci teniamo a fare una piccolissima premessa, in forma di “presentazione formale”.

Benvenuti nella recensione di quello che dopo ben 14 anni di attesa e 6 di sviluppo è stato il terzo capitolo di una delle migliori saghe che il mondo dei videogiochi abbia mai potuto conoscere dall’avvento di Playstation 2: Kingdom Hearts.

 

Se vi state chiedendo il motivo del tardo arrivo dell’articolo sappiate che prima di varare un giudizio ho preferito terminare il gioco nella sua completezza, oltre che confrontarmi con altri giocatori e veterani della saga, dato che le mie impressioni e conclusioni si sono rivelate alquanto diverse da quelle della maggior parte degli autori di game journalism sparsi per il mondo; ciò che segue è dunque il risultato di un’attenta analisi, sia da fan che da giocatore, e di un profondo confronto, sia online che offline. Senza perderci in ulteriori chiacchiere, cominciamo subito!

NOTA BENE: la seguente recensione non contiene spoiler narrativi, ma riporta delle informazioni riguardanti la gestione della storia.

Tutto comincia esattamente nello esatto momento dove finiva Kingdom Hearts 0 2 Birth by Sleep A Fragmentary Passage, un filmato definito “amichevolmente” Kingdom Hearts 2.9.


Gameplay

Le modalità di combattimento e movimento generali riprendono quelle classiche del secondo capitolo, affiancate al Fluimoto di Dream Drop Distance, l’uso degli attacchi Focus di Birth By Sleep e le nuovissime fusioni dei Keyblade, le quali hanno sostituito “spiritualmente” quelle dei vestiti di Sora (rispettivamente Valore, Giudizio, Triade, Finale e Limite – quest’ultima solo per la versione Final Mix). Il protagonista sarà in grado, infine, di utilizzare tutti i tipi di magia in movimento con la maggior parte dei Keyblade a sua disposizione.

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Ci sono aggiunte ottime come i comandi Limite “facili”

 

I comandi reazione vengono quasi del tutto rimossi: al loro posto vi saranno ingenti quantità di scelte tra Limiti, trasformazioni (fusioni) del Keyblade, incantesimi di livello massimo ed Epiloghi, tutti attivabili con il tasto Triangolo. Questi nuovi comandi appaiono dopo aver attaccato diverse volte i nemici con combo o magie e dipendono dall’uso delle une o delle altre e dal Keyblade equipaggiato. Talvolta se ne accavallano tre o quattro nelle battaglie più intense, permettendo al giocatore una vasta scelta tra i possibili stili bellici. Le fusioni dei Keyblade donano inoltre una vera e propria personalità a ciascuna arma, rendendola unica sia nell’aspetto che nelle combo e anche nell’uso delle magie (in movimento con potenza media, da fermo con maggiore potenza o attorno al giocatore a scopo difensivo).

La difficoltà di gioco generale, forse a causa delle tante aggiunzioni di stili libere da qualsivoglia sacrificio (i Limiti e gli incantesimi come Firaza o Thundaza sono eseguibili senza alcun costo di PM, le fusioni del Keyblade non consumano la barra Turbo), risulta essere di granlunga inferiore a quella dei precedenti capitoli. Giocare in Esperto da come la sensazione di procedere in difficoltà Normale; è per questo, inoltre, che si risente negativamente della mancanza di una difficoltà Critica – tipica delle versioni Final Mix di ciascun Capitolo principale e non della saga.

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E altre COMPLETAMENTE INUTILI come le attrazioni

 

Ultima nota dolente è quella sulla gestione della telecamera. Ogni fusione, Limite o movimento in Fluimoto è accompagnata da un’animazione che sposta immediatamente l’attenzione su Sora che esegue una delle azioni sopracitate. Il problema è che il cambiamento della telecamera, oltre che repentino, è spesso gestito in modo pessimo dal sistema: se si procede con la fusione di un Keyblade vicino a un muro o ad oggetti di vario tipo la visuale potrebbe “scontrarsi” con le texture, reagire in modo inaspettato con movimenti violenti e repentini della telecamera, insomm, un vero e proprio calvario per gli occhi, paragonabile a quello già visto sul Dream Drop Distance per Nintendo 3DS.


Grafica e Stabilità

Il comparto grafico di questo capitolo, come per i precedenti (anche se con minore intensità), varia a seconda dell’area in corso di esplorazione. Ogni mondo ha una sua storia così come un suo stile.

La parte che più ha sorpreso è stata senza ombra di dubbio quella del mondo dei Pirati dei Caraibi: una delizia visiva su tutti i frangenti. La cura maniacale per i dettagli (sia terreni che subacquei) lascia trasparire tutti i sogni dei più accaniti fan della saga; non da meno è San Fransokyo, anche se di esplorabile sono disponibili solamente due distretti oltre al Garage di Hiro.

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Graficamente siamo vicini alla perfezione

Sviluppare un numero di stili così differenti con i motori di ultima generazione e le alte pretese da parte del mercato e dei consumatori significa investire molto tempo e denaro. Questa scelta, infatti, si è rilevata scontata quanto probabilmente fatale per l’altra faccia della stessa medaglia: la stabilità di gioco. Quest’ultima, soprattutto nella variante standard di una Playstation 4 (900p) trova non poche difficoltà nel garantire un’esperienza fluida; i freeze nel passaggio da un’area all’altra non sono occasionali come anche la presenza di cali di frame persino nelle scene eseguite in CGI.

Giocato su Playstation 4 Pro (1296p) i freeze diventano quasi impercettibili o inesistenti, ma persistono i cali di frame nelle cutscenes. Non sono purtroppo d’aiuto le impostazioni di grafica Stabile o Standard, le quali apportano modifiche irrisorie sia sull’impatto visivo che nella stabilità del gioco.


Colonna Sonora

Qui si tenta di toccare l’intoccabile, ciò che ha reso la saga di Kingdom Hearts indimenticabile per molti, troppi dei Fan storici e non: l’ennesimo capolavoro di Yoko Shimomura.

Impossibile scendere sotto la soglia della perfezione per la compositrice nipponica, che sfoggia meravigliosi riarrangiamenti i quali portano a galla quel che potrebbe sembrare uno stile ancor più orchestrale di quanto non lo fosse già stato nei capitoli REMIX HD per PS3 e PS4: la quantità e qualità di strumenti aumenta e sembra quasi di ritrovarsi all’Orchestra World Tour dal proprio monitor/TV.

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Dite addio al Grillario e salutate il Gummifono!

 

In quanto a nuove melodie vi sono scelte stilistiche parecchio diverse rispetto ai capitoli precedenti (riferendoci a Kingdom Hearts I e II); prima si tendeva a formare una melodia tipica da videogioco: suoni – per quanto possibile – semplici, facili da ricordare e riconoscere, utili a generare differenze tra mondi Disney, originali e altro. Adesso, invece, Shimomura ha preferito dedicarsi a comporre una colonna sonora paragonabile a quella di un film: melodie più elaborate, anche complesse, volte a creare continuità dello stile melodico per l’intero gioco. Se questa si è rivelata una decisione azzeccata? Assolutamente sì.


Narrativa e gestione della trama

NOTA BENE: questa sezione non contiene spoiler narrativi, ma riporta solamente informazioni riguardanti la gestione della storia.

Giunti alla sezione più importante da recensire se si parla di un capitolo di Kingdom Hearts possiamo innanzitutto affermare che finalmente è tutto finito, ma appena ri-iniziato. Il futuro della serie è assicurato da parecchi indizi da elaborare con cura, soprattutto nelle parti finali del gioco. Tutto ciò che fino al 29 Gennaio era teoria e speculazione trova finalmente una sua risposta: la trama di Kingdom Hearts III rende sicuramente giustizia alla voglia infinita di risposte dei fan più accaniti di sempre.

La struttura che per quasi vent’anni è riuscita a intrecciare, fondere ed esprimere nello stesso fil rouge le storie dei classici Disney più amati e quella originale, stranamente, in quest’ultimo capitolo viene inspiegabilmente spezzata.

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Si sente troppo l’influenza Disney….

La prima nota stonata consiste nel fatto che vengono separate le storie Disney da quelle riguardanti Kingdom Hearts; le apparizioni degli antagonisti principali, durante l’esplorazione dei mondi disneyani, si limitano ad un significato quasi puramente simbolico. Guardando indietro al secondo capitolo della saga vi era una chiarissima unione della narrativa Disney e Square-Enix, accompagnata anche da battaglie “intermedie” contro i principali nemici di Sora.

Il secondo, e ben più grave, errore non è altri che la diretta conseguenza della scelta della separazione delle storie. Tutta la parte della trama originale viene divisa in soli due punti: Crepuscopoli e il Cimitero dei Keyblade, con un peso di eventi assolutamente maggiore per il secondo tra i due mondi. Questo significa che il giocatore, nelle ultime ore di gioco, viene letteralmente bombardato da una mole gigantesca di informazioni che in buona parte risulta confusionaria e invadente.

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I mondi Pixar la fanno da padrone

L’impressione è che l’attenzione dedicata alla gestione della narrativa sia stata chiaramente “compressa” e sbrigativa, prendendo in considerazione i sei anni di sviluppo che l’intero capitolo ha dovuto patire, ricordando soprattutto l’importanza che quest’ultimo doveva avere sia per il franchise che per i fan. Il consiglio della redazione è di rigiocare almeno una volta in più le parti finali per comprendere al meglio gli avvenimenti ed elaborare con più accuratezza tutti i possibili indizi riguardanti il futuro della serie.


Durata e Longevità

Il punto più critico di questa recensione non è altri che la longevità del gioco, in primis quella legata alla storia e in secondo piano all’esperienza generica (Gummiship, esplorazioni, battaglie aggiuntive, minigiochi). La valutazione è stata scelta con molta prudenza, ma sarebbe stato impossibile – anzi, imparziale – non tener conto dell’enorme quantità (e qualità) di aspettative create dalla stessa Square nel corso di questi sei anni di sviluppo.

Iniziando l’analisi con la durata delle ore di gioco dedicate alla trama è necessario smontare immediatamente le promesse fatte da Square Enix: terminando il gioco in difficoltà Esperto e con discreta dedizione all’esplorazione dei mondi sono riuscito a raggiungere le 32 ore di gioco; togliendone 8 (che ho dedicato al pieno completamento di un paio di mondi) ne rimangono solamente 24, ben lontane dalle 40 che dovevano riguardare il minimo indispensabile, promesse dalla stessa Square in un’intervista a Geek.com a Luglio dell’anno scorso.

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Cali di frame nelle situazioni più caotiche

Come io stesso avevo scritto nell’articolo “Kingdom Hearts III: 40 ore di gameplay assicurate”, la
quantità non fa la qualità, ma qui si è tentato esplicitamente di rasentare l’insufficienza della prima; il numero dei mondi presenti nel primo capitolo della serie era di 14, nel secondo ben 22, infine nell’attuale Kingdom Hearts III scende a picco raggiungendo le 11 unità.

Dal lato qualitativo, invece, per ogni mondo vi è stata certamente molta cura nella realizzazione di uno stile grafico distintivo, ma tornando sull’argomento longevità non ci siamo nemmeno qui: le aree disponibili per l’esplorazione di ogni mondo sono, eccezion fatta per quello dei Pirati dei Caraibi, nettamente minori rispetto a quelle che venivano proposte in passato; tuttavia ciò è parzialmente controbilanciato da alcune caratteristiche Open World adottate come tali in quest’ultimo capitolo.

Di certo è di grande delusione una Crepuscopoli con appena due aree visitabili, così come una San Fransokyo composta unicamente da due distretti cittadini (per quanto ben curate, si stratta semplicemente di due aree non divise da caricamenti).

Spostando l’attenzione sui minigiochi vi è scelta sia tra i titoli di Classic Kingdom (minigiochi bidimensionali monolivello a difficoltà crescente), i quali andranno scovati nei forzieri sparsi per i mondi Disney e non, che tra qualche attività da svolgere nei mondi stessi (quest’ultime davvero poche ma ben realizzate).

Penultimo, ma non per importanza, il post-game. Oltre ad offrire le solite possibilità sul versante dell’arsenale (cercare gli Oliarco + per l’Ultima Weapon e altri materiali per equipaggiamenti o power-up), sparsi per i mondi vi saranno 14 portali dove potrete misurare la vostra forza combattendo contro diverse (da una a tre) orde di Heartless o Nessuno.

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Le fusioni dei Keyblade sono “cugine” delle fusioni di KH2

A questo giro mancheranno all’appello le sfide per i Trofei del Monte Olimpo e dei dungeon secondari come la Caverna dei Ricordi e dunque la possibilità di ri-sfidare i nemici principali, elementi che avevano contribuito enormemente alla longevità dei capitoli precedenti, soprattutto del secondo.

Resta dunque l’universo Gummi, nonché l’unica novità degna di essere considerata come evoluzione rispetto alle esperienze dei Kingdom Hearts passati. Ricco di diversificazioni, pericoli, heartless e tesori nascosti il nuovo spazio tra un mondo e l’altro è stato reinventato completamente, regalando un’esperienza di esplorazione secondaria che ricorda lontanamente quella di Ratchet & Clank: A Spasso nel Tempo.
Il giocatore può inoltre, con estrema libertà, decidere se impegnarsi nell’affrontare i pericoli dei tre “settori spaziali” oppure di dirigersi senza troppa fatica verso i mondi per continuare la storia principale.

Tenendo conto dei sei anni di sviluppo e paragonando le promesse di Square Enix alla realtà dei fatti (peraltro confermata da moltissimi altri giocatori) siamo costretti, sulla longevità, ad attribuire una sufficienza appena meritata; fare un gioco diverso non equivale a permettersi involuzioni o superficialità ingiustificabili sulla quantità dell’esperienza di gioco, sia durante che dopo la storia.

Dopo tale delusione non resta che riservare le migliori speranze nei DLC che presto verranno annunciati dall’omonima software house, o, come ultima spiaggia, nel prossimo capitolo della grande saga.


Conclusione

Sono passati ben 14 anni dall’attesa e 6 dallo sviluppo, e il 29 Gennaio di quest’anno abbiamo potuto assistere a tante promesse mantenute quanto mancate. Un gioco che da giustizia alla trama importante quanto discutibilmente strutturata.
Al netto di una mancanza di contenuti “end-game” abbastanza importante, per fortuna Nomura ha già annunciato che qualcosa nel prossimo futuro sarà rilasciato, non resta altro che aspettare Kingdom Hearts IV.

Ringrazio con tutto il cuore il caro amico, oltre che ex collega, Manfredi Guarisco ( Alis), questa recensione non sarebbe stata possibile senza il suo supporto e la sua consulenza 

 

 

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